Il Tribunale dei minori di Firenze riconosce adozione a due padri omosessuali

Una nuova pronuncia destinata a fare storia per i diritti omosessuali e dei minori: il Tribunale dei minori di Firenze ha infatti riconosciuto l’adozione di due bambini da parte di una coppia gay avvenuta all’estero.

La coppia, formata da cittadini italiani, aveva adottato i due minori nel Regno Unito, dove risiede da alcuni anni, ed il Tribunale di Firenze ha disposto la trascrizione anche nel nostro paese di un provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria britannica, secondo le disposizioni dell’art 36 comma 4 della legge 184/83 il quale “prevede che l’adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero ad istanza di cittadini italiani che dimostrino di avere soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia purché ‘conforme ai principi della Convenzione” (la Convenzione dell’Aja 29 maggio 1993).

Il Tribunale ha proceduto al riconoscimento della pronuncia estera rifacendosi anche alla sentenza n. 19599/2016  della Cassazione affermando che “Su queste premesse la Corte ha ritenuto non contraria all’ordine pubblico la trascrizione dell’atto di nascita con argomentazioni assolutamente trasportabili al caso che qui interessa (trascrizione sentenza ex art 36 comma 4 legge 184 del 1983) posto che anche in tale ipotesi i parametri  sono la non contrarietà all’ordine pubblico internazionale e la tutela del superiore interesse del minore. Non è dubbio infatti che anche nel nostro caso va salvaguardato il diritto dei minori a conservare lo status di figlio, riconosciutogli da un atto validamente formato in un altro paese dell’Unione Europea…

La sentenza dei giudici di Firenze inoltre prosegue statuendo che “Il mancato riconoscimento in Italia del rapporto di filiazione, legalmente e pacificamente esistente nel Regno Unito tra i minori adottati e i genitori adottivi, determinerebbe una incertezza giuridica…“, ma soprattutto che “Non si può ricorrere alla nozione di ordine pubblico per giustificare discriminazioni nei confronti dei minori qualora fosse disconosciuto il loro legittimo status di figlio dei ricorrenti solo in quanto in una situazione (omosessualità) che ne inibisce la possibilità di unirsi in matrimonio in Italia e quindi di poter legittimamente  adottare nel nostro paese…“; in sostanza, secondo il Tribunale, l’omosessualità non può essere una condizione che legittima discriminazioni e non è contraria all’ordine pubblico la possibilità per una coppia dello stesso sesso di adottare dei minori, visto che va salvaguardato il superiore interesse del minore.

 

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